Se stai leggendo questo articolo probabilmente sei un medico, un odontoiatra, un avvocato o un professionista che ogni giorno si trova a fare i conti con una domanda scomoda:
“Come faccio a farmi conoscere di più senza finire nei guai con l’Ordine o, peggio, senza tradire i valori per cui ho scelto questa professione?”
Nel 2026, con social, Google Ads e siti web che bombardano tutti, la tentazione di “spingere” un po’ è fortissima. Però la realtà è che per sanitari e legali il marketing non è come per un negozio di scarpe: si parla di salute, diritti, fiducia, vulnerabilità delle persone. Ecco perché il marketing etico non è un optional, è l’unico modo intelligente (e legale) di crescere.
Capire i confini: le regole non sono un freno, sono una protezione
Per i professionisti sanitari il Codice di Deontologia Medica (artt. 55-57) e le linee guida FNOMCeO sono chiarissime: l’informazione è consentita, la pubblicità promozionale no. Puoi dire chi sei, cosa fai, quali sono i tuoi titoli, le tue specializzazioni, dove ti trovi, quanto costi. Ma non puoi promettere guarigioni miracolose, usare immagini suggestive di “prima/dopo” che generano aspettative irrealistiche, fare sconti aggressivi o confronti denigratori. La legge di bilancio 2019 e il decreto Bersani (con le successive modifiche) hanno liberalizzato molto, ma il paletto resta: niente elementi “attrattivi o suggestivi” che possano spingere a cure inappropriate.
Per gli avvocati è simile ma con sfumature diverse. L’art. 35 (e aggiornamenti 2025) del Codice Deontologico Forense permette l’informazione sull’attività , sullo studio, sulle specializzazioni, purché sia trasparente, veritiera, corretta, non comparativa, non ingannevole, non denigratoria. Vietatissimo indicare nomi di clienti (nemmeno se acconsentono), fare pubblicità aggressiva o promettere vittorie sicure. In entrambi i casi le norme non sono lì per torturarci: servono a proteggere i pazienti/clienti da false speranze e a difendere la dignità della professione.
Cosa funziona davvero (e resta dentro le regole)
Il marketing etico si basa su un’idea semplice: invece di vendere, educa e costruisci fiducia. Ecco alcuni esempi concreti che uso o vedo funzionare ogni giorno tra colleghi seri:
- Contenuti utili e gratuiti — Un medico di base pubblica articoli o brevi video su “Come riconoscere i sintomi di un problema tiroideo” o “Cosa fare prima di una visita cardiologica”. Un avvocato civilista scrive post chiari su “I nuovi diritti del condominio nel 2026” o “Come funziona la mediazione familiare”. Non vendi nulla, dai valore: la gente ti percepisce come esperto affidabile e quando avrà bisogno… ti cerca.
- Trasparenza totale sul sito — Titoli, specializzazioni, CV, foto studio, recapiti, eventuali onorari indicativi. Molti studi dentistici e legali ormai mettono anche recensioni vere (con consenso) o casi risolti in forma anonima (“Abbiamo aiutato una famiglia a ottenere il riconoscimento di un danno da malasanità in 18 mesi”). Tutto verificabile, niente hype.
- Presenza social sobria ma costante — Post una o due volte a settimana, niente stories con musica drammatica o filtri da influencer. Rispondi ai commenti in modo professionale, rimandi sempre a una visita/consulenza. Un esempio che mi piace: un’odontoiatra che posta radiografie anonime spiegando “Ecco perché questo dente va devitalizzato” – informazione pura, zero vendita.
- Eventi e collaborazioni etiche — Convegni gratuiti su prevenzione (medici) o webinar su riforma cartabia (avvocati). Sponsorizzazioni solo se non commerciali e dichiarate.
Questi approcci portano pazienti/clienti che arrivano già convinti, non “presi all’amo”. E il tasso di fidelizzazione è altissimo.
I rischi del “faccio finta di niente” (e perché l’etica conviene economicamente)
Ho visto colleghi bravissimi rovinarsi la reputazione per un reel virale con promesse esagerate o per una campagna Google Ads che usava termini come “guarisci ora”. Sanzioni disciplinari, segnalazioni AGCM, perdita di fiducia: il costo è enorme, molto più di qualsiasi budget marketing risparmiato. Al contrario, chi gioca pulito costruisce un brand che dura nel tempo. I pazienti/clienti ti consigliano, tornano, portano amici. Nel lungo periodo l’etica diventa il tuo vantaggio competitivo più forte, soprattutto in un’epoca in cui la gente è stufa di promesse vuote.
In conclusione: scegli la via lunga, è quella che paga di più
Fare marketing etico non significa stare fermi o essere invisibili. Significa scegliere di crescere in modo sostenibile, rispettando te stesso, la tua professione e soprattutto chi si affida a te nei momenti più delicati della vita.
Se stai pensando di lanciare un sito, aprire un profilo LinkedIn o Instagram, o provare qualche annuncio, parti sempre da qui: “Questo messaggio aiuta davvero la persona? È veritiero? Rispetta le regole del mio Ordine?”
La risposta sì quasi sempre ti porta più lontano di qualsiasi trucco da “guru del marketing”. Perché alla fine, in sanità e nel diritto, non si compra un servizio: si sceglie una persona di cui fidarsi.
E la fiducia, si sa, si costruisce piano… ma dura una vita.

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